Abbiamo dedicato il nostro secondo giorno in Sicilia a Catania, al maestoso vulcano che la sovrasta e a Taormina.
La mattinata è iniziata con un trekking a lungo desiderato quello sull’Etna, il gigante rispettato e amato da tutti a Catania.
Copiosa era caduta la neve, nei giorni precedenti ed era forte il contrasto tra il candore e la roccia nera che affiorava, tanto da creare paesaggi mozzafiato.

La giornata è iniziata parzialmente soleggiata, il trekking secondo Rosario ( la nostra guida) sarebbe stato semplice ma non vi nascondo che per alcuni tratti è stato impegnativo (per me) e spesso mi sono ritrovata immersa sino alle ginocchia nella neve.



Alla fine siamo arrivati alla valle del Bove, un’ampia depressione sul costone orientale, a forma di ferro di cavallo. Le condizioni meteo non erano ideali, ma dopotutto mettiamo anche questo in preventivo quando viaggiamo a marzo.

E’ veramente difficile descrivere le forti sensazioni che abbiamo provato, lungo un percorso durato due ore in cui la natura si è fatta sentire in tutta la sua forza, maestosità e bellezza e se non avessimo avuto una guida esperta questa meravigliosa escursione sarebbe stata una semplice passeggiata senza capire i fenomeni naturali di cui l’Etna è protagonista.
Riprendiamo la nostra auto e ci dirigiamo verso Taormina, principale meta turistica in Sicilia, molto amata da scrittori, artisti e intellettuali.
Anche ad uno sguardo fugace, mentre si sale verso la città è ben visibile l’isola Bella. Un luogo unico, considerato uno dei luoghi storici e naturali più suggestivi di tutta la Sicilia. Questa splendida e variopinta località è collegata alla terraferma con una sottile striscia di sabbia, che la rende raggiungibile anche a piedi.


Prima tappa il teatro greco, un capolavoro archeologico di rara bellezza, inserito in un contesto panoramico unico: l’Etna da un lato, il mare dall’altro e le verdi colline che si affacciano sul Mediterraneo, descritto minuziosamente già da Goethe.

Il teatro fu costruito in epoca ellenistica intorno al III secolo a.C. e con l’avvento dei romani venne fortemente modificato e destinato a combattimenti tra gladiatori e bestie feroci.
Corso Umberto, invece, è il cuore pulsante di Taormina, con i suoi piccoli vicoli e scalinate, angoli pittoreschi, botteghe artigiane, ristoranti e tanti tanti monumenti. I vari palazzi che si affacciano hanno tutti una storia diversa, l’archiettura infatti è molto variegata e rispecchia a pieno le differenti dominazioni, dall’araba alla normanna.


La vista di cui si gode dalla piazza IX Aprile è un incredibile dipinto, tra colline, mare, vulcano e monumenti.
Nella seconda metà dell’Ottocento Taormina attirò numerosi letterari, artisti e uomini di spicco dell’alta società. Le foto di Gloeden, alcune visibili nel bar del centro, ritraggono una Taormina mitizzata, in cui si avverte il richiamo alla bellezza dell’antica Grecia, il mito dell’epoca classica, delle finezza intellettuale, della perfezione artistica e dell’eleganza culturale.

Dopo Taormina è la volta di Catania, una città dal passato tormentato, che ha da sempre convissuto con il vulcano, una convivenza non facile. Nel 1669 la lava distrusse parte della città e a seguire, qualche anno più avanti, nel 1693, da un terribile terremoto la danneggiò.
Il centro storico di Catania è in grado di sorprendere perché è il risultato di una doppia stratificazione, quella lasciata dalla storia, con la sovrapposizione di costruzioni risalenti a varie epoche, e quella naturale, causata dalla forza inarrestabile della lava dell’Etna. Ed ecco che quindi la città risorse e venne ricostruita con lo stile barocco siciliano.

Uno dei momumenti più rappresentativi della città è il Castello Ursino, voluto dall’imperatore svevo per difendere la città dagli assalti dei corsari, di vedetta sullo Ionio. La grande eruzione del 1669 riempì di lava il fossato, ma il castello fu risparmiato perché la colata si riversò direttamente sul mare prolungando la costa di circa un chilometro, ridisegnandone completamente il profilo per un lungo tratto che corrisponde all’attuale porto di Catania. Una parte del castello, ancora oggi si trova al di sotto della superficie attuale e non è visibile.

I rami della colata che penetrarono la città, oltre ad abitazioni civili e religiose, coprirono anche i canali che distribuivano le acque dell’Amenano, il fiume di Catania. In un itinerario del centro storico è possibile vederlo riaffiorare, mentre continua la sua corsa sotterranea prima di arrivare al mare.

Nelle cantine dell’Ostello di Agorà è possibile ammirare il corso d’acqua, all’interno di una grotta lavica naturale, sorseggiando un calice di vino.

Il salotto barocco della città, è Piazza Duomo. Quello che troviamo qui oggi è il frutto della ricostruzione effettuata dopo il terremoto del 1693. Su questa piazza si affacciano vari palazzi barocchi e il duomo dedicato a S. Agata, mentre nel suo centro si trova una fontana, con il caratteristico liotru, un elefante in pietra lavica che sorregge un obelisco.

Le orgini dell’elefante in pietra lavica sono incerte. Sembra che sia stato costruito durante la dominazione dei cartaginesi, quindi più di 2500 anni fa, per proteggere Catania dall’eruzioni dell’Etna. Ma perché fu costruito proprio un elefante? Secondo una leggenda antica sembra che l’animale avesse salvato i catanesi, scacciando via gli animali feroci dalla città.

La bella chiesa barocca Badia di Sant’Agata ti offre, dall’alto della sua cupola, una vista mozzafiato a 360 gradi sul centro storico di Catania, l’Etna e il mare.
Per capire davvero e fino in fondo Catania e la sua storia è necessario conoscere uno dei suoi storici quartieri: San Berillo.
Da quartiere benestante, vissuto e abitato da alcune famiglie della Catania bene e arricchito dal fermento di botteghe e artigiani, è passato ad essere una zona d’ombra, lasciata incompleta e abbandonata a se stessa con lo sventramento avvenuto negli anni 50.


Oggi grazie a diverse associazioni sta assumendo una nuova veste, con la nascita di bar, pub, ristoranti, b&b, particolarmente frequentato la sera.

Non potevamo andar via da Catania senza aver visitato la Piscaria. Così l’indomani prima di riprendere il nostro tour ritorniamo in Piazza Duomo. Il vivace brusio, la “vuciata”, quell’insieme disordinato e vivace di parole strillate dai pescatori che si mischia ai rumori di lame dei coltelli che affettano e sgusciano pesce freschissimo era riconoscibile già in lontananza.


D’altronde un antico detto di Catania è ‘Melior de cinere surgo’, dal latino ‘Dalle ceneri risorgo più forte’, e questo è esattamente il sunto della forte anima di questa città che lotta, che si rialza dalle ceneri e brilla in Italia e nel mondo.
A presto Catania.